Guarire dal fumo

Intervista alla Prof.ssa Maria Caterina Grassi – quarda il video
Responsabile tossicologia d’urgenza e Centro antiveleni del Policlinico Umberto I
 Non è facile rifiutare una sigaretta che ci viene offerta. Questo perché il fumo crea dipendenza alla stregua di altre sostanze, come le droghe, che riteniamo erroneamente più nocive. In realtà, il tabagismo è considerato una malattia e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stato inserito nell’Elenco delle 2000 patologie che compongono la decima revisione della classificazione internazionale (ICD X-International Classification Disease). Come tale, quindi, deve essere trattata.

Seconda causa di morte a livello planetario e principale causa di morte evitabile, ogni anno il tabagismo e le patologie fumo-correlate provocano nel mondo 6 milioni di vittime (tra le 70 e le 83 mila solo in Italia). Un numero negativo destinato ad aumentare fino ad una previsione di 8 milioni di morti nel 2030, se il trend nel frattempo non dovesse mutare. Più che abitudine, per la maggioranza dei fumatori – che in Italia sono 11,5 milioni, circa il 22% dell’Intera popolazione – accendere una sigaretta, un sigaro o la pipa è una ripetizione ciclica della quale non si può fare a meno. Efficace per calmare lo stress, la nicotina contenuta nel tabacco è una sostanza che in pochi secondi arriva al cervello (dove attiva i recettori acetilcolinergici nicotinici nAChRs sui corpi cellulari dopaminici dell’Area Ventro-tegmentale e terminali dopaminici del Nucleo Accumbens) e stimola la produzione di dopamina a livello della corteccia frontale. In questo modo provoca una sensazione di appagamento e di piacere. È proprio l’Effetto benessere a spingere il fumatore a ripetere l’esperienza, a riaccendere cioè un’Altra sigaretta.

All’Umberto I di Roma dal 2000 è in funzione il Centro ‘Policlinico senza fumo’ che fornisce un aiuto concreto attraverso un Programma integrato GTF (Gruppo di Fumatori in Trattamento) a chi decide volontariamente di uscire da una dipendenza molto complessa ‘ la sigaretta rappresenta solo una pseudo soluzione ai problemi che la persona si vede costretta ad affrontare ‘ che provoca gravi danni alla salute.
‘Considerato che delle 200 persone mediamente accolte ogni anno nel Centro, circa il 50% raggiunge risultati stabili nel tempo, insieme al prof. Mauro Ceccanti che è il responsabile del Centro, possiamo ritenerci soddisfatti? – dice Maria Caterina Grassi, professore associato di Farmacologia dell’Università Sapienza.
‘Perché siamo dipendenti? Quando fumiamo, la nicotina arriva direttamente nel cervello in 2 secondi: passa la barriera ematoencefalica, questo provoca produzione di dopamina ‘ spiega la prof. Grassi -. Quindi fumare vuol dire incrementare la dopamina, neurotrasmettitore liberato sia da stimoli naturali piacevoli quali cibo o sesso sia da alcol e sostanze d’abuso”.  ‘Ma si può smettere di essere dipendenti: ci sono farmaci specifici per indurre la disassuefazione:dai cerotti alle gomme da masticare, alle compresse sublinguali, oppure agonisti parziali della nicotina o antidepressivi quale il bupropione – continua l’esperta. Ci sono poi validi corsi di terapia di counceling cognitivo comportamentale individuale o di gruppo. L’Associazione della terapia farmacologica con il counceling, soprattutto di gruppo, ha consentito di ottenere le maggiori percentuali di cessazione’.

In 16 anni di attività il Centro antifumo del Policlinico Umberto I ha registrato il passaggio di oltre 3000 persone che su base volontaria hanno intrapreso, con successo nella metà dei casi, il percorso per smettere di fumare. Al riguardo, oltre della decisione del singolo, va sottolineata l’Importanza dell’Assistenza da parte dei medici di base nel creare, consigliare o rafforzare la motivazione iniziale, accompagnando il paziente all’Azione. Per far questo però, osserva la professoressa Caterina Grassi, è fondamentale un’Adeguata preparazione degli studenti delle facoltà scientifiche sulla dipendenza da nicotina e i problemi relativi al fumo del tabacco: argomenti che devono fare parte, insieme agli altri già compresi, del core curriculum degli aspiranti medici.

Fonte originale: Policlinico News
Autore: Alessandra Binazzi
Pubblicato il: 22.02.2017