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Gentile signora V, riguardo alla sua domanda sugli...
Rosaria Ciccarelli
05/10/09 18.47
Questa doppia dipendenza si rinforza...
Rosaria Ciccarelli
05/10/09 18.51
Si suggerisce sempre di interrompere solo con il...
Rosaria Ciccarelli
05/10/09 18.55
Gentile dott.ssa Ciccarelli cosa è la Sindrome...
Rosaria Ciccarelli
20/03/10 17.43
per rispondere a questa domanda interpelliamo il...
Rosaria Ciccarelli
20/03/10 17.46
Rosaria Ciccarelli
Gentile signora V,
riguardo alla sua domanda sugli eventuali effetti tra Efexor e Alcol, è stato osservato come in presenza di alcol possano essere possibili maggiori concentrazioni del farmaco nel sangue, a parità di dose somministrata, esponendo la persona ad una serie di possibili effetti avversi.
Il consiglio è quello di contattare il suo medico di famiglia o un medico del nostro centro per gestire la sospensione del farmaco, che deve preferibilmente essere graduale.
C’ è inoltre la possibilità di richiedere per sua madre un Amministratore di Sostegno, presentando domanda presso il tribunale civile competente per territorio: si tratta una figura istituita per quelle persone che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di poter provvedere a sé stessi e al proprio patrimonio.
Anche persone dipendenti da alcol rientrano nelle categorie di soggetti per cui si può chiedere questa misura, che è meno severa dell’ interdizione e che può permettere di obbligare a un trattamento sanitario quando necessario per la vita.
Il nostro centro è a sua disposizione per qualunque ulteriore chiarimento o informazione (06/49972095, 06/6570565).
Cordialmente,
Prof. Mauro Ceccanti
Responsabile Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio
La Sapienza, Università di Roma
Inviato il 05/10/09 18.47.
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Rosaria Ciccarelli
Questa doppia dipendenza si rinforza reciprocamente l
Inviato il 05/10/09 18.51 in risposta a
Rosaria Ciccarelli
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Rosaria Ciccarelli
Si suggerisce sempre di interrompere solo con il controllo costante del medico di base o di riferirsi ad un centro specialistico per evitare gli effetti di astinenza provocata sia dagli picofarmaci che dall'alcol
Inviato il 05/10/09 18.55 in risposta a
Rosaria Ciccarelli
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Rosaria Ciccarelli
Gentile dott.ssa Ciccarelli cosa è la Sindrome Feto Alcolica?
Inviato il 20/03/10 17.43.
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Rosaria Ciccarelli
per rispondere a questa domanda interpelliamo il Prof. Saverio Pompili che vedrà la patologia sotto l'aspetto assistenziale infermieristico:
ringraziamo il prof. per l'intervento originale
LA FAS UNA PATOLOGIA PEDIATRICA, QUALI ASPETTI ASSISTENZIALI INFERMIERISTICI
S. Pompili 1
1Azienda Policlinico Umberto I°, Università di Roma "Sapienza"
La FAS (Sindrome Feto Alcolica) è una nuova emergente patologia dell'età pediatrica , causata dall'assunzione dell'alcool dalla madre durante la gravidanza; il problema sempre più importante dato il fenomeno crescente dell'abuso delle sostanze alcoliche tra i giovani. La FAS può determinare la perdita del feto, precoce o tardiva, ritardi di crescita intrauterina, un aumento dei parti pre-termine ed un aumento della morbilità perinatale.
La FAS ha inoltre conseguenze fisiche, mentali e comportamentali nell'adolescenza e nell'età adulta.
Obiettivo del lavoro è focalizzare l'attenzione di tutti gli operatori sanitari sulle conseguenze che derivano dall'assunzione dell'alcol in gravidanza in generale; aumentare le conoscenze dei problemi legati all'uso e abuso di alcol; Individuare le possibili aree a rischio di popolazione, l'importanza di una diagnosi precoce e sostenere l'obbligo dell'insegnamento dell'alcologia nei corsi di laurea nelle professioni sanitarie.
La nuova figura dell'infermiere di famiglia, o l'infermiere sul territorio, dovrebbe avere più autonomia e spazio per poter condurre delle campagne di informazione e nel frattempo monitorizzare quelle popolazioni a rischio (tramite misurazione della circonferenza del cranio, nelle classi elementari) e l'individuazione precoce di eventuali disturbi, o alterazioni dello sviluppo e dell'accrescimento, per poi attraverso incontri con i familiari, programmare interventi specifici per permettere un recupero al bambino, dove possibile, delle abilità compromesse.
Inviato il 20/03/10 17.46 in risposta a
Rosaria Ciccarelli
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